L’Enea ha pubblicato il Rapporto annuale detrazioni fiscali per l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia negli edifici esistenti, curato dal Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica sulla base delle informazioni e dei dati disponibili al 30 novembre 2024. Il documento illustra i principali risultati sugli interventi di miglioramento energetico incentivati da quattro agevolazioni fiscali: il bonus ristrutturazioni, l’ecobonus, il bonus facciate e il superbonus. Si tratta dei quattro incentivi per i quali sussiste l’obbligo di trasmettere all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile informazioni tecniche sui lavori che accrescono l’efficienza energetica degli edifici esistenti. Ma quali sono i lavori a cui si è ricorso di più? Scopriamolo analizzando il report.
Il tema delle detrazioni fiscali per la casa è di grande importanza e attualità, in attesa soprattutto di scoprire i piani dei singoli Paesi per quanto riguarda il recepimento della direttiva sulle case green. Si ricorda infatti che lo scorso anno è stata approvata la revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (Epbd), parte integrante del pacchetto Fit for 55. Dall’approvazione definitiva, per l’Italia e gli altri Stati Ue sono scattati i due anni entro i quali si dovrà recepire, con discrezionalità, la nuova direttiva. In questo quadro, si discute degli incentivi che dovranno essere pensati e trovati per poter attuare quanto disposto dalla direttiva stessa. E anche in questa ottica si sta cominciando a parlare di un Testo unico dei bonus edilizi.
Ma, nel frattempo, quali sono stati i risultati dei bonus esistenti e di quelli in vigore fino a poco tempo fa? Un panorama lo offre proprio il Rapporto dell’Enea.
Spiegando quali dati sono stati analizzati, il documento ha innanzitutto ricordato che per l’ecobonus, il bonus facciate, il bonus ristrutturazioni e il bonus elettrodomestici, l’obbligo di comunicazione all’Enea si assolve con l’invio di schede descrittive entro novanta giorni dalla fine dei lavori. L’invio tardivo è consentito sino al termine ultimo per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno fiscale pertinente. Di conseguenza, per queste agevolazioni il rapporto annuale del 2024 illustra i dati relativi a interventi conclusi nel 2023, estratti il 1° dicembre 2024, quando non erano più consentiti l’invio o la modifica delle schede. Il rapporto riepiloga anche le informazioni sui lavori conclusi nel 2022, per rendere conto dei dati trasmessi dopo il 31 agosto 2023 (giorno di estrazione di quelli analizzati nel rapporto annuale del 2023) fino al termine ultimo per l’invio delle schede descrittive.
Per il superbonus è obbligatorio trasmettere all’Enea le asseverazioni stabilite dal comma 13 dell’articolo 119 del D.L. 34/2020. L’asseverazione per fine dei lavori, sempre obbligatoria, è inviata contestualmente a una o più schede descrittive, analoghe a quelle dell’ecobonus, elaborate dal sistema informatico attingendo dai dati inseriti dal tecnico abilitato nell’asseverazione. Per gli interventi agevolati dal superbonus, l’Enea riceve anche asseverazioni per stato d’avanzamento, necessarie per ricorrere alle opzioni di cessione del credito e sconto sul corrispettivo dovuto. Per il superbonus il rapporto annuale del 2024 analizza il contenuto delle asseverazioni finali per le quali i lavori siano stati ultimati entro il 31 dicembre 2023. Infatti, diversamente dalle detrazioni “ordinarie”, per le asseverazioni da superbonus il portale d’invio non pone un limite temporale alla correzione dei documenti trasmessi. Poiché questi dati sono soggetti a un progressivo consolidamento, il rapporto considera anche gli interventi conclusi prima del 2023. Ecco cosa dice il report.
I dati sull’ecobonus
A livello nazionale, gli investimenti che l’ecobonus ha attivato con gli interventi conclusi nel 2023 si sono concentrati per l’86,15% su edifici a destinazione residenziale, per il 10,78% su immobili non residenziali e per il 3,06% su edifici a destinazione mista; la quota minima sugli immobili residenziali si osserva in Veneto (80,37%), la massima in Sicilia (94,59%). Anche i risparmi energetici sono stati conseguiti prevalentemente sui fabbricati residenziali, cui corrisponde l’82,26% del totale, mentre il 14,71% è stato raggiunto in edifici non residenziali e il 3,03% in quelli a destinazione mista; gli estremi dell’intervallo di variazione degli immobili residenziali sono ancora in Veneto (76,08%) e in Sicilia (96,58%).
Le schede descrittive su interventi conclusi nel 2023, 627.933, sono diminuite del 33,46% rispetto alle 943.746 schede per interventi ultimati nel 2022. Nel confronto con il 2022, la riduzione interessa anche gli investimenti attivati (-17,09%) e i risparmi energetici conseguiti (-22,28%).
La tipologia di intervento più frequente resta quella sugli impianti di climatizzazione invernale (51,29% delle schede descrittive), ma rispetto al 2022 nel 2023 la quota maggiore d’investimento (41,37%) è concentrata sulla sostituzione degli infissi, contro il 35,27% degli impianti. In entrambi gli anni, il terzo intervento per investimenti è quello di coibentazione dell’involucro opaco (9,22% nel 2022 e 12,16% nel 2023), seguito dall’installazione di schermature solari (6,93% degli investimenti attivati nel 2022 e 6,35% di quelli del 2023).
Gli interventi sugli impianti di climatizzazione invernale rimangono i più rilevanti anche in termini di risparmio energetico conseguito: pur non superando la metà del totale, nel 2023 il tipo denominato “comma 347”, che raggruppa le sostituzioni di impianti di riscaldamento e l’installazione di generatori a biomassa, si attesta al 48,38% del risparmio complessivo. Seguono, con proporzioni simili nel 2022 e nel 2023, la sostituzione di infissi, l’isolamento termico dell’involucro opaco e l’installazione di collettori solari.
La prevalenza del numero di interventi sugli impianti di climatizzazione invernale è pronunciata in fascia climatica A, dove raggiunge l’87,67% del totale, e si riduce progressivamente fino al 38,99% della zona F; al contrario il contributo della sostituzione dei serramenti cresce dal 7,76% della zona A al 35,14% della zona F. Un andamento simile, anche se non progressivo nel passaggio dalla zona A alla F, si osserva per gli investimenti e il risparmio energetico connessi agli impianti di climatizzazione invernale: gli investimenti attivati diminuiscono dal 62,17% della zona A al 23,09% della F, i risparmi dal 59,74% al 35,25%. Per la sostituzione degli infissi, invece, le quote minime d’investimento (29,46%) e risparmio energetico (14,68%) riguardano sempre la zona A, mentre le massime s’individuano nella zona D (rispettivamente 43,38% e 30,73%).
L’intervento sul quale si concentra la porzione maggiore d’investimento, pari a 2,6 miliardi di euro (44,41% del totale), è la sostituzione degli infissi, cui corrisponde un risparmio energetico stimato in 528,32 GWh/anno (31,09% del totale). Con 1,2 miliardi di euro (20,66%), la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale esistente con installazione di una caldaia a condensazione è il secondo intervento per investimento, ma la quota di risparmio energetico, stimato in 651,25 GWh/anno, è la più consistente (38,32%). Il terzo intervento per investimento è la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con installazione di pompe di calore (11,31% con 663 milioni di euro), mentre in termini di risparmi energetici conseguiti è più rilevante l’isolamento termico delle coperture (10,99% con 186,73 GWh/anno).
Su scala nazionale, gli investimenti attivati dall’ecobonus per lavori conclusi nel 2023 sono stati concentrati maggiormente sugli edifici costruiti negli anni Sessanta (21,07%) e Settanta (18,46%). I due gruppi sono prevalenti anche in quattordici Regioni; in tre (Liguria, Piemonte e Toscana) le risorse sono state spese soprattutto in edifici del secondo dopoguerra (1946-1960) e degli anni Sessanta; nelle restanti tre (Basilicata, Calabria e Sardegna), le epoche di costruzione prevalenti sono gli anni Settanta e Ottanta.
Gli edifici storici possono essere assimilati a quelli costruiti entro il 1945, poiché questi sono contraddistinti essenzialmente dal ricorso a tecniche costruttive tradizionali, non industriali. A livello nazionale, il 12,56% degli investimenti attivati dall’ecobonus si sono concentrati su edifici costruiti entro il 1945. La quota più consistente si osserva in Liguria (26,09%), mentre l’impegno più limitato si osserva in Calabria (4,35%) e in Sardegna (4,45%).
I risultati del 2023 sul bonus facciate
Nel 2023 sono stati conclusi interventi d’isolamento termico delle pareti verticali agevolati dal bonus facciate per un importo complessivo di 90,80 milioni di euro. Il risparmio energetico derivante da questi interventi è stimato in 16,57 GWh/anno. Osservando la ripartizione degli investimenti per destinazione d’uso ed epoca di costruzione dell’edificio si nota che le risorse si sono concentrate soprattutto sugli edifici residenziali (73,18%), che prevalgono su quelli a destinazione mista (16,69%) e sui fabbricati non residenziali (10,13%).
I dati sul bonus ristrutturazione
Gli interventi più frequenti nel 2023 risultano essere quelli sugli impianti. L’installazione di pompe di calore (anche in sostituzione di generatori di calore preesistenti) ricopre da sola il 37% degli interventi totali, pur con un leggero decremento rispetto al 2022 (233.724 interventi dichiarati nel 2023 contro i 250.280 del 2022). L’efficientamento energetico delle superfici opache e trasparenti ha riguardato, invece, soltanto il 9% degli interventi.
Il numero complessivo di interventi effettuati è fortemente diminuito nel 2022 (555.933) rispetto al 2021 (771.711). Nel 2023 si rileva, invece, una tendenza in nuova crescita (634.666 interventi). In particolare, l’intervento che ha annotato la riduzione più significativa è l’installazione di infissi, passata dai 227.589 interventi registrati nel 2021 ai 41.116 del 2022 (-79,30%). Nel 2023 il dato è in leggera ripresa, registrando 49.409 installazioni (+4,87%). Raffrontando le superfici di infissi installate negli anni 2021 e 2022 la riduzione è meno marcata (803.522 m2 nel 2021 e 583.078 m2 nel 2022) con una variazione del -27,43%. Nel 2023 la superficie installata conferma il leggero accrescimento.
Anche la coibentazione delle pareti verticali ha subito quasi un dimezzamento nel 2022 rispetto al 2021 (-45,55%), per poi mostrare una ripresa nel 2023 (+8,81%). L’andamento è confermato dalla superficie coibentata che nel 2022 risulta 295.183 m2, contro i 449.685 m2 del 2021. Nel 2023 l’intervento sulle pareti verticali ha interessato, invece, una superficie di 319.933 m2.
Il numero di impianti fotovoltaici mostra una costante crescita nel corso degli anni (29.250 nel 2021, 58.283 nel 2022 e 120.024 nel 2023). Analogamente, la potenza elettrica installata registra un costante e rapido incremento negli anni (139,4MW nel 2021, 305,4 MW nel 2022 e 658 MW nel 2023) confermando l’andamento.
I risultati legati al bonus elettrodomestici
La tipologia di elettrodomestico più acquistata nel 2023, beneficiando del bonus mobili ed elettrodomestici, è il frigorifero (16.257 unità), seguito dal forno (16.177 unità) e dalla lavastoviglie (13.444 unità). Si rileva, invece, una presenza marginale di asciugatrici e lavasciuga (Figura 3.11).
La Regione che ha acquistato il maggior numero di dispositivi è la Lombardia (22,00% rispetto al totale nazionale). Normalizzando i dati rispetto al numero di abitazioni, la Regione che ha effettuato più acquisti è il Friuli-Venezia Giulia.
I dati sul superbonus
Come spiegato dal rapporto, a partire dal 1° settembre 2021, con cadenza mensile, l’Enea pubblica un bollettino di resoconto sui dati relativi all’utilizzo del superbonus sul sito del Dipartimento Unità Efficienza Energetica. In particolare, ogni report indica una serie di informazioni riguardanti il numero totale degli edifici oggetto di intervento, il totale degli investimenti (comprensivi anche delle spese non ammesse al beneficio) e degli investimenti ammessi a detrazione, gli investimenti ammessi a detrazione relativi ai lavori conclusi e l’onere a carico dello Stato.
Osservando i dati finora pubblicati nei consueti bollettini mensili con attenzione al totale degli investimenti ammessi a detrazione per lavori conclusi nell’intero periodo compreso tra agosto 2021 e ottobre 2024, si nota come la curva possieda un andamento sempre crescente fino a marzo 2024 per poi presentare un appiattimento a partire da marzo 2024. Medesimo comportamento è evidenziato anche per il numero degli edifici oggetto di intervento, che dopo un continuo aumento fino a marzo 2024, presenta invece un andamento pressoché orizzontale.
I bollettini mensili periodicamente pubblicati riportano i dati cumulati relative alle asseverazioni caricate nel Portale fino all’ultimo giorno del mese cui il report si riferisce, ma quali sono le informazioni pervenute dagli stati di avanzamento finali riportanti una data di conclusione dei lavori entro il 31 dicembre 2023, sulla base dell’estrazione svolta il 16 novembre 2024? In merito, il documento precisa che tali asseverazioni possono essere state trasmesse nel Portale anche successivamente al 31 dicembre 2023, con conseguenti differenze rispetto al relativo bollettino di dicembre 2023, che invece fotografa la situazione fino a quel momento dell’anno. Ciò premesso, il numero di edifici oggetto di intervento riportanti una data di fine lavori entro il 31 dicembre 2023 su scala nazionale è pari a 446.083, cui è corrisposto un investimento ammesso a detrazione per i lavori realizzati di 94.341.114.283,38 euro, determinando così un investimento attivato di 95.609.666.308,90 euro e una detrazione complessiva pari a 103.284.686.281,85 euro.
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