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Ambiente, quanto mi costi… anche le polizze catastrofali. Secondo la Cgia di Mestre ogni anno le imprese già pagano 21 miliardi « LMF Lamiafinanza


Ogni anno le imprese italiane pagano 21 miliardi di tasse … ora si aggiungono anche le polizze catastrofali. L’obbligo scatta il 31 marzo 2025. —

“Anche se il governo è riuscito a mettere una ‘toppa’ all’ultimo momento, dall’inizio del prossimo anno tutte le imprese private dovranno aver stipulato la polizza catastrofale, sebbene ogni anno queste realtà paghino allo Stato e alle sue articolazioni periferiche ben 21 miliardi di euro di imposte ambientali”. Lo scrive l’Ufficio studi della Cgia di Mestre.

“Ancorché la destinazione d’uso di queste risorse non sia vincolata, una parte di questi soldi potrebbe essere utilizzata per la pulizia dell’alveo dei fiumi, per la manutenzione degli argini e delle rive, per la realizzazione dei bacini di laminazione e/o le casse di espansione. Interventi che dovrebbero prevenire/mitigare molti eventi calamitosi che non siamo in grado evitare. In realtà sappiamo che queste opere non si fanno più da almeno qualche decennio, oppure vengono realizzate solo dopo che il disastro si è verificato. In buona sostanza – al netto della confusione e delle incertezze introdotte dal regolamento attuativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale verso la fine di febbraio – tra qualche mese le imprese si troveranno a pagare due volte la protezione ambientale: una con le imposte allo Stato centrale e agli enti locali; un’altra sottoscrivendo una polizza con le compagnie assicurative private”. 

Le polizze catastrofali

Abbiamo già affrontato il tema un paio di giorni fa. A cosa fare attenzione. Quando si parla di prodotti assicurativi è fondamentale fare attenzione alle coperture offerte, quelle escluse, i massimali e le franchigie. La stessa regola vale anche questa volta. Per le polizze Cat Nat, ad esempio, è importantissimo fare attenzione agli eventi calamitosi per i quali è obbligatorio assicurarsi; la legge fa riferimento a sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni, mentre non sono oggetto dell’obbligo altri fenomeni atmosferici quali grandine, trombe d’aria e bombe d’acqua; per tutelarsi da questi eventi, quindi, sarà necessario sottoscrivere delle garanzie accessorie ad hoc. Attenzione, inoltre, ad alcune specificità: la frana, ad esempio, è coperta se l’evento si manifesta in maniera “rapida”, se invece, si tratta di un evento “graduale”, non è coperto.

Tra le esclusioni ci sono anche, ad esempio, le mareggiate, le valanghe, le slavine e non è possibile chiaramente assicurare edifici abusivi e non a norma.

Leggete qui su La Mia Finanza green l’articolo completo che abbiamo già pubblicato. “Polizze catastrofali: 4,5 milioni di aziende costrette ad assicurarsi entro fine mese”… non c’è più tempo per rimandare la decisione.

A partire dal 31 marzo 2025, la normativa italiana impone alle imprese l’obbligo di stipulare polizze assicurative contro i rischi catastrofali. Tuttavia, alcune categorie di aziende sono esentate da questo obbligo

Imprese agricole: secondo l’articolo 2135 del Codice Civile, le imprese agricole sono escluse dall’obbligo poiché già coperte dal Fondo mutualistico nazionale per eventi meteoclimatici estremi, che include alluvioni, gelate e siccità.

Piccoli imprenditori: secondo alcune interpretazioni, i piccoli imprenditori, inclusi coltivatori diretti, artigiani e piccoli commercianti, potrebbero essere esentati dall’obbligo assicurativo. Questi soggetti sono iscritti in una sezione speciale del Registro delle Imprese e sono esonerati dalla tenuta delle scritture contabili obbligatorie per le imprese più grandi. Tuttavia, poiché la normativa non specifica esplicitamente l’esclusione dei piccoli imprenditori, è consigliabile che questi valutino attentamente la propria posizione e, se necessario, consultino un esperto per determinare l’eventuale obbligo di stipulare la polizza.

È importante notare che, per le imprese operanti nei settori della pesca e dell’acquacoltura, il termine per adeguarsi all’obbligo assicurativo è stato prorogato al 31 dicembre 2025.

Le aziende non esentate che non si adeguano all’obbligo entro le scadenze previste potrebbero affrontare conseguenze significative, come la perdita di merito creditizio, difficoltà nell’accesso a finanziamenti bancari e l’impossibilità di partecipare a bandi pubblici.



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